Artiterapie Meditative, il nuovo libro di Barbara Bedini

PRESENTAZIONE.. 3

CAP. 1       Counseling, Artiterapie e Psicoterapia: confini e ambiti di applicazione  6

La terra di mezzo delle Artiterapie espressive. 7

La relazione tra Creatività, Artiterapie  e Meditazione. 25

Sand Play Therapy. Il gioco con la sabbia diventa terapia.. 43

E se invece di cambiare fiorissi? Il caso di Lisa.. 54

CAP. 2.. 63

La funzione specchio e il potere evocativo dell’immagine. 63

Il valore terapeutico della bellezza e il valore dell’estetica nella videoterapia  64

La vita come opera d’arte e il potere evocativo delle immagini 85

Gabriella lascia il vecchio per il nuovo: il primo caso risolto allo specchio  92

CAP. 3.. 106

Rappresentazione, simbolo e teatro come cura di sé. 106

Suggestioni rubate a Vittorio Guidano, Erving Polster e Vezio Ruggieri 107

La trasformazione del dolore tra Psicoanalisi e Arte. 129

Teatrodanzaterapia e personaggi interiori 138

Il simbolo e il valore terapeutico del mandala.. 155

Dal tutù ai tableaux vivents. Esperienze di contatto a scuola di danza  168

BIBLIOGRAFIA… 177

PRESENTAZIONE

Il XX secolo ha finalmente testimoniato il recupero delle funzioni primordiali dell’arte.

Teatro, danza, pittura, musica e cinema si riappropriano della loro originale funzione terapeutica, trascendendo il loro utilizzo a fini di spettacolarizzazione e mero entertainment, ed entrano a pieno diritto tra gli approcci più contemporanei delle cosiddette tecniche attive, tecniche terapeutiche e formative prevalentemente gruppali sviluppate a partire dagli anni ’20 con lo Psicodramma di Moreno e basate su azioni volte a rendere visibili le varie dimensioni del mondo interiore della persona.

I linguaggi artistici sono ormai divenuti strumenti preferenziali in mano allo psicologo, allo psicoterapeuta, al counselor e/o all’artiterapeuta – secondo il rispettivo ambito di applicazione e competenze – in quanto canali d’accesso privilegiati al materiale inconscio del paziente, spesso nascosto da veli di resistenze e autodifese.

La creazione di una distanza estetica, per usare la terminologia di Landy, tra il paziente, il suo immaginario simbolico e la sua sfera cognitiva, emozionale e  interpersonale, sembra inoltre favorita oggi più che mai dall’utilizzo della tecnica della Meditazione, o Mindfulness, intesa come esplorazione introspettiva dei propri mondi interiori e, come insegna la seconda cibernetica, dall’attivazione di un loro processo trasformativo reso possibile dal semplice atto dell’osservare.

La Meditazione, intesa in questo senso come graduale presa di contatto col Sé, sembra pertanto  atto propedeutico ad ogni tecnica artiterapeutica che non voglia limitarsi ad essere partorita dalle creste più superficiali dell’Io, e al tempo stesso atto conclusivo della stessa, in quanto pratica che facilita una miglior integrazione e un più efficace debriefing di quanto emerso dalla terapia specificamente espressiva.

Risulta sempre più evidente che i linguaggi artistico-meditativi ormai prestano il fianco a molteplici interventi di natura terapeutica ed esistenziale, non solo e non tanto nel campo della psicopatologia, ma soprattutto in quello dello sviluppo dei potenziali umani e creativi, in altre parole nel campo del benessere, dell’autorealizzazione e dell’autotrascendenza, intendendo con quest’ultimo termine la naturale tendenza di ogni organismo vivente a proseguire la Vita oltre la sua vita stessa.

A ben vedere, come appare con particolare evidenza nella Sand Play Therapy, l’utilizzo dello spazio creativo dell’arte ha molto in comune con lo spazio del gioco del bambino, lo spazio della guarigione dello sciamano e lo spazio simbolico-immaginativo della teoria analitica del profondo.

In particolare, concetti come identificazione, proiezione e croyance offrono da sempre un utilizzo incrociato – e forse sinergico – tra settore psicologico e campo artistico: sono infatti note, una per tutte,  le risonanze concettuali tra Psicoanalisi e Cinema.

Sembra quindi di poter ritenere artiterapeutica ogni pratica clinica volta a stimolare il potenziale creativo del paziente; il contatto di quest’ultimo con le zone più conflittuali – e protette – dell’Io, una loro decompressione – catarsi – e l’esplorazione di nuovi patterns comportamentali consentiti dalla giusta distanza estetica e dallo spazio transizionale, direbbe Winnicott, dischiusi dal gioco serio dell’arte.

Questo testo intende favorire un sempre maggior ricorso alle Artiterapie Meditative in contesti clinici e formativi, dopo averne riconosciuta una finalità al tempo stesso terapeutica, educativa, preventiva, evolutiva e di aumento del benessere sia individuale che collettivo.

Tali pratiche, spendibili preferibilmente in contesti gruppali e ormai ampiamente utilizzate anche in setting individuali, offrono inoltre un vantaggio anche in termini di contenimento della spesa pubblica, ponendosi come validi strumenti per la prevenzione del disagio e/o per il contenimento di disagi ancora non definitivamente marcati. Pensiamo solo a tutto il potenziale che offrono nei contesti educativi, scolastici e  socio-educativi, e in generale in tutto il settore sociale.

 

Per ordinare una copia del libro, scrivici all’indirizzo mail unionicreative@gmail.com