Cosa significa aiutare gli altri a rinascere…

 

Quando incontro le persone individualmente per fare un lavoro personalizzato mi sento come davanti a un’opera d’arte, che però rimane nascosta dalle sovrapposizioni di maschere che non appartengono all’opera originaria. Questi uomini e donne solitamente mi raccontano la loro personalità, mi raccontano le loro storie e le loro maschere, ignorando completamente di non essere solo quelle, e di essere ben altro. Il mio lavoro consiste nell’accompagnarli e nel dare loro qualche indicazione che li renda in grado di “tirar fuori” il loro vero, meraviglioso volto. Tutti infatti sappiamo che compito principale del counselor sia quello di “aiutare il cliente ad aiutarsi”.
Quest’operazione può ritenersi una vera e propria rinascita attraverso la quale la persona partorisce se stessa, si dona cioè nuova vita, partendo dalla consapevolezza della propria pienezza. L’opera d’arte unica e inimitabile che siamo deve tornare alla luce in modo che ognuno di noi possa godere della propria vera natura felice.
In questo delicato processo mi è richiesto un atteggiamento fondamentale: l’assoluta fiducia nell’altro, la capacità di percepirne la radiante bellezza, la gioia, la pienezza vitale. Solo così potrò aiutare la persona che si rivolge a me a partorire la nuova visione di se stessa.
Se io per prima non riuscissi a vedere le meravigliose potenzialità dell’altro, non potrei essergli d’aiuto in nessun modo.
Dobbiamo prima saper vedere e percepire ciò che vogliamo “tirar fuori” da noi stessi o dall’altro. Ti osservo, ti ascolto a fondo, abbraccio tutto ciò che pensi di essere, ti accolgo teneramente e pian piano, portando il mio sguardo oltre le tue maschere, permetto al tuo vero volto divino di venir fuori perché è lui che sto cercando e a cui mi sto rivolgendo.
In qualunque relazione questo è importantissimo; dobbiamo chiederci che visione abbiamo dell’altro, a chi stiamo parlando, poiché solo rivolgendoci al vero volto di chi ci sta di fronte riusciremo ad avere relazioni fruttuose e soddisfacenti.
Quando qualcuno mi fa arrabbiare – o mi delude per qualche motivo, e guardate che può succedere anche con un cliente, non soltanto col fidanzato o la mamma! – prendo subito atto alla visione che ho di lui in quel momento, e, se vedo che non è positiva, cerco di trasformarla nel modo per me più luminoso possibile, di richiamare il suo volto autentico, perché altrimenti ogni mio intervento sarà rivolto al potenziamento della visione negativa. Voglio dire che discutere con qualcuno avendo una visione negativa di lui, non lo aiuterà affatto. Diversa cosa è invece discutere con qualcuno, ad esempio col proprio partner, credendo in lui, nei suoi potenziali, vedendolo nella sua pienezza. Per fare questo, però, c’è bisogno di amore, quell’amore che non è né tradire se stessi accogliendo una persona per la quale in realtà non proviamo abbastanza stima e affetto (in quel caso la guerriera che c’è in noi non solo si arrabbierà mortalmente per l’alto autotradimento, ma suo malgrado ferirà l’altro, pur non avendone intenzione… e questo non è giusto per nessuno!) né “ridurre la corona” e accontentarsi di relazioni non in sintonia con la propria intima natura.
Perché la nostra guerriera interiore si evolva in sacerdotessa e regina, il volto sacro e profano della realizzazione del Sé, dobbiamo prima imparare a riconoscere il nostro volto felice e permettergli di manifestarsi nella nostra vita quotidiana e, ancora di più, nell’intimo spazio del nostro cuore.
Solo quando riesco a vedere chi mi sta di fronte nella sua pienezza, posso aiutarlo a trasformare ogni sua paura in amore. Tutto quello che ognuno di noi desidera è questo: dimorare nell’amore anziché nella paura.
È una questione di suono, di diversa vibrazione. L’arte che più amo, perché per me si tratta di una vera e propria forma d’arte, è aiutare le persone a cambiare onda, a saltare dalla paura all’amore. Un po’ per volta, a piccoli passi, è un salto sicuramente possibile, ed il più grande obiettivo che un essere umano possa mai conquistare, e chissà… forse più che un obiettivo, un processo!
Provo una grande gioia quando qualcuno che mi chiede aiuto per i suoi problemi compie questo salto energetico. E vi posso assicurare che non dipende dalla situazione in cui quell’essere umano si trova. Ho visto persone in circostanze disastrose passare dalla paura all’amore.
Per realizzare questa alchimia occorre accorgersi che abbiamo il potere di scegliere l’onda in cui dimorare. Siamo noi a scegliere se chiudere il nostro cuore o aprirlo, siamo noi a scegliere se gioire o lamentarci, indipendentemente da ciò che accade fuori. La felicità deriva dalla consapevolezza di poter e di saper fare questa scelta.
È solo questione di scelta e noi tutti siamo in grado di compierla, perché se è vero di fronte al Piano Cosmico e Divino noi non siamo che piccole gocce di un Oceano infinito, è vero anche che di fronte a noi stessi e solo a noi stessi siamo Dio fatto persona. Indispensabile però è vederci e sentirci capaci di questo, cioè avere una visione – autentica, non illusoria né ipocrita! – di noi stessi felice e appagata. Vibrare con questa visione… ESSERE questa visione! Se cambia la visione cambia facilmente anche la sensazione di cui poterci nutrire, per cui occorre partire dall’immagine simbolica che abbiamo di noi stessi per poi essere in grado di sostenere la vibrazione in cui desideriamo dimorare.
Questo passaggio richiede molta attenzione e presenza da parte nostra, perché non è un processo spontaneo; noi siamo abituati alla paura e la giustifichiamo. Scoprire invece che possiamo scegliere di sperimentare amore in ogni momento e in qualsiasi situazione ci troviamo è già di per sé una grande liberazione.