Ritrovare la Felicità col Viaggio dell’ Eroe

di Barbara Bedini

Ogni essere umano, di qualunque età, razza o credo, desidera nel profondo del suo cuore essere felice. Ma che cos’è davvero la felicità?

La maggior parte delle persone crede di poter essere felice solo se le circostanze esterne, non necessariamente sotto il suo controllo, soddisfano i suoi desideri.

Un gran numero di persone direbbe cioè che se potesse esaudire questo o quel desiderio, e risolvere tutti i suoi problemi, sarebbe finalmente felice.

La verità è che, anche se ciò accadesse, la felicità continuerebbe comunque a sfuggirgli offuscata dall’illusione di sempre nuovi desideri, e quella sensazione di profonda inquietudine permarrebbe immutata.

Perché? Perché la felicità, per quanto si possa pensare il contrario, non dipende né dalle circostanze esterne né dagli altri.

Le persone interiormente consapevoli lo sanno bene. Sanno di essere le sole responsabili della loro felicità o infelicità, sanno di possedere la capacità di creare una vita felice per se stessi, prima interiormente e poi, inevitabilmente, anche esteriormente.

Tuttavia non è semplice riconoscere questa verità: quando non ci sentiamo felici è senz’altro più facile incolpare il destino, l’ingiustizia del mondo e ancora di più le brutte azioni degli altri, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità.

Così facendo però cadiamo, spesso senza neanche rendercene conto, nel ruolo della vittima, un ruolo in realtà molto scomodo perché sostanzialmente passivo e succube degli eventi, ma che la nostra parte conservatrice e sonnolenta preferisce di gran lunga a quello del viandante che accetta di compiere l’avventuroso, e certamente impegnativo, Viaggio all’interno di se stesso.

Questo, infatti, non è un Viaggio facile perché ci condurrà attraverso gli infiniti canali che ci attraversano alla ricerca del nostro centro più profondo, capace di regalarci sensazioni sublimi e gorghi di inesauribile felicità. Per riuscire ad arrivare fino a quello, però, dovremo diventare guerrieri luminosi ed armarci di forza e coraggio, perché il centro del nostro essere è protetto da draghi ed avvolto da ostacoli ed illusioni su cui occorre avere la meglio, se vogliamo raggiungere davvero la mèta.

Trovare questo centro, quindi, e conoscere se stessi, è l’unico modo per trovare la felicità.

Per tagliare questo traguardo possiamo attraversare molte strade, tutte meravigliosamente straordinarie, non importa. Ciò che importa è che teniamo sempre a mente questo semplice ma fondamentale principio, comune a tutte le strade: ognuno di noi potrà conoscere se stesso se intraprenderà il Viaggio con spirito umile e sincero; se anteporrà la verità a qualunque altra attitudine, e se, in sostanza, si impegnerà a diventare una persona autentica, anche nei momenti in cui la tentazione di indossare una maschera o scappar via sarà più forte che mai.

Essere sinceri con se stessi e con gli altri non è semplice, perché richiede il coraggio di conoscere ed affrontare aspetti ben poco lusinghieri di sé. Vuol dire intraprendere una ricerca lunga, ininterrotta, che deve portare alle radici del proprio essere: “Chi sono io? Cosa significano le mie reazioni, le mie azioni, i miei pensieri? Le mie azioni sono basate su ciò che veramente sento, oppure dietro di esse c’è qualcosa che non corrisponde a ciò che mi piace credere di me o che vorrei far credere agli altri? Sono veramente onesto con me stesso? Quali errori commetto?”.

Anche se in alcuni casi riconosciamo le nostre debolezze, in molti altri preferiamo ignorarle.

Questa tendenza a nascondere gli aspetti che meno amiamo di noi stessi è un grande ostacolo al miglioramento di sé, semplicemente perché è impossibile cambiare ciò che non si conosce!

Il modo migliore per capire con chiarezza a quale punto del Viaggio ci troviamo è quello di esaminare attentamente la nostra vita e i nostri problemi: mi sento felice? Cosa manca nella mia vita?

Ogni volta che ci sentiamo infelici e insoddisfatti significa senza ombra di dubbio che non siamo ancora riusciti a sviluppare completamente tutto il nostro potenziale umano e creativo.

In altri parole, significa che non siamo ancora riusciti a risvegliare e conquistare tutti quei doni che ci aspettano da sempre in fondo al nostro centro più profondo, o Sé, come lo chiamano l’analisi del profondo e molte tradizioni psicospirituali.

La Meditazione poetica, il Viaggio dell’Artista Interiore che unisce l’Arte dell’ascolto di sé con l’arte, la danza e la poesia, è un particolare approccio meditativo capace di aiutarci a ritrovare la nostra voce interiore ed imparare ad esprimerla creativamente non solo in forma artistica, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.

La Meditazione, infatti, non è semplicemente stare seduti a gambe incrociate, sforzandosi di non avere pensieri. Non è neanche un modo per rilassarsi, per calmare lo stress o per sentirsi facilmente più sereni.

Meditare, appunto, significa viaggiare dentro se stessi con coraggio e sincerità, mossi dall’ardente desiderio di conoscere noi stessi e il mistero della creazione.

Si tratta di un viaggio impegnativo, sì, ma anche e soprattutto entusiasmante e bellissimo, in cui non saremo mai soli.

Tappa dopo tappa, sfida dopo sfida, incontreremo infatti dodici forze, dodici idee ed energie primordiali che abitano dentro di noi; forze talvolta addormentate, assonnate o semplicemente un po’ abbattute a causa di esperienze dolorose che abbiamo vissuto quando eravamo piccoli, talvolta molto piccoli, e di cui non siamo ancora riusciti a cogliere il senso positivo, il messaggio che il Sé ha l’opportunità di apprendere proprio grazie a queste vicende.

Gli archetipi (dal greco antico ὰρχέτυπος col significato di immagine: tipos, modello, marchio, esemplaree arché, originale; in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero, ad esempio lidea platonica; in psicoanalisi junghiana, le idee innate e predeterminate dellinconscio umano) sono dodici: dodici come i mesi dellanno, i segni zodiacali, gli apostoli.

Un numero magico che rappresenta la curva spiraleggiante dalla quale inizia ogni Viaggio (archetipo dell’Innocente) e sulla quale ogni Viaggio si conclude (archetipo del Folle), per poi ripartire daccapo alla ricerca di nuove avventure, verso una sempre più profonda capacità di amare.

Ogni archetipo, infatti, consente a ciascuno di noi di essere, anzi di ridiventare Amore in connessione con la Sorgente primordiale da cui tutto scaturisce, ed a tal fine custodisce un tesoro (l’elisir nascosto nei meandri del castello), protetto da un drago (l’ombra), e capace di arricchire la nostra vita ogni qualvolta ci impegniamo a riscoprirlo e metterlo a disposizione dei vari “regni” dei quali, consapevoli o no, siamo sovrani (noi stessi, la nostra famiglia, i nostri amici e così via).

Man mano che conosceremo ognuna di queste dodici forze e ci renderemo conto di come agiscono nella nostra vita, riusciremo a mitigare le loro influenze spiacevoli ed a riscoprire i loro tesori, rendendo la nostra vita gradualmente più ricca e più vera.

La grandezza del Viaggio è proprio qui, nel potere di trasformarci da persone ordinarie, e in un certo senso succubi di un copione già scritto, ad Eroi capaci di determinare noi stessi co-creando il nostro destino e predisporci così ad accogliere la Grazia di una vita pienamente amorevole e realizzata, quindi felice.


Bibliografia di riferimento

Barbara Bedini, La Via dell’ArtCounseling. Il Teatro-danza e il cinema d’arte per conoscere se stessi, Edizioni Creativa, 2011

Barbara Bedini, L’ArtCounseling dell’Amore. Dal pensiero distruttivo al risveglio della creatività, Edizioni Dissensi, 2014